LO STORICO GAETANO BRECCIA OSPITE AL “CASINO’ CULTURAE FESTIVAL”
Lo storico Gastone Breccia relaziona sui trattati di pace “A Patti con il Nemico.” Intervento e documentario sulla conferenza di Pace di Sanremo 1920. Sanremo al centro del nuovo assetto internazionale. Giovedì 23 aprile ore 18.00.
Nell’ambito del ciclo “Casinò Culturae Festival” giovedì 23 aprile ore 18.00 si terrà l’incontro su “la conferenza di Pace di Sanremo 1920. Sanremo al centro del nuovo assetto internazionale. “Interverrà lo storico prof. Gastone Breccia con l’opera:” “A patti con il nemico. Storia del mondo in 25 trattati di pace” (Marsilio) Verrà trasmesso il Documentario di Roberto Pecchinino incentrato sulla storia della Conferenza di Pace del 1920 a Sanremo. Ingresso libero sino ad esaurimento dei posti disponibili.
L’incontro con Riccardo Nencini è stato posticipato a martedì 19 maggio ore 16.30.
A patti con il nemico (Marsilio) di Gastone Brecca.
«Creano un deserto e lo chiamano pace.» Nonostante siano trascorsi quasi duemila anni da quando Tacito immortalava così l’aggressiva politica di Roma, ancora oggi assistiamo a scene di devastazione degne del suo aforisma. D’altronde il conflitto caratterizza da sempre la vita delle comunità, e la storia umana non è altro che un susseguirsi di guerre intervallate da accordi più o meno duraturi. Se il primo trattato di pace che ci sia giunto, quello tra Ramses ii e il sovrano ittita Ḫattušili, professava il conseguimento di una «pace per l’eternità» – tanto che il suo testo campeggia nella sala dove si riunisce il Consiglio di Sicurezza dell’onu –, gli uomini non hanno mai smesso di incrociare le armi. Scrivere un saggio sulla pace significa allora scrivere la storia di un miraggio; confrontandosi con la realtà, significa ripercorrere la vicenda dei trattati che hanno interrotto, temporaneamente, lo stato di belligeranza tra i gruppi umani. Per orientarsi in questo vastissimo orizzonte, Gastone Breccia, uno dei massimi esperti italiani di storia militare, individua e analizza alcune tipologie specifiche nel modo di concludere i conflitti: dalla pace imposta con lo sguardo rivolto a nuove conquiste al cessate il fuoco in vista di un equilibrio politico e bellico duraturo; dagli accordi tra nemici irriducibili a paci strette per riparare ciò che è stato distrutto, fino alla «pace ibrida» che caratterizza la nostra era di disordine globale. Quale che sia la sua natura, la pace resta tra le più fragili invenzioni degli esseri umani: chi sarà in grado di costruire la prossima farebbe bene a tener conto dei fallimenti di tanti secoli di storia, senza per questo perdere fiducia nella possibilità di dare un ordine meno ingiusto al mondo di domani.
Gastone Breccia è nato a Livorno nel 1962.Insegna Storia bizantina e Storia militare antica all’Università di Pavia. Ha pubblicato diverse monografie su testi della cultura bizantina e su battaglie antiche (da ultimo, Il demone della battaglia. Alessandro a Isso, 2023), ma da anni si dedica anche alla ricerca in campo storico-militare contemporaneo. Esperto di teoria militare, di guerriglia e controguerriglia, è autore di studi sulla guerra di Libia e quella di Corea, oltre ad approfondimenti sui conflitti in Afghanistan, Iraq, Siria e, recentemente, Ucraina. Per i «Millenni» Einaudi ha curato il volume antologico L’arte della guerra. Da Sun Tzu a Clausewitz (2009) e ha pubblicato Trafalgar. La battaglia navale (2024).
La conferenza di Pace del 1920 a Sanremo
( Tratto da Storia e Futuro, Rivista di Storia e Storiografia Contemporanea)
Dopo la Conferenza di Pace di Parigi l’ascendente personale di Nitti e la riguadagnata fiducia nel possibile ruolo di contrappeso svolto dall’Italia nei rapporti interalleati concorsero in maniera determinate alla decisione del Consiglio Supremo di discutere il trattato di pace con la Turchia in una nuova Conferenza a Sanremo dal 19 al 26 aprile 1920.
La riunione italiana raccoglieva i cocci di tutti gli errori e i ritardi che progressivamente si erano accumulati riguardo alla questione ottomana ma anche quello di tutti i problemi rimandati: irrisolti erano rimasti i rapporti con la Germania e l’esecuzione del trattato, la questione delle minoranze magiare e del trattato con l’Ungheria, la politica verso la Russia bolscevica e la questione adriatica avvertita ora come vera e propria minaccia alla pace europea che si aggiungevano alla già complessa trattativa principale.
Ma soprattutto il nuovo incontro del Consiglio supremo era un’efficace cartina di tornasole di quanto ormai le discussioni sulla pace ottomana dovessero fare i conti con un quadro reale radicalmente mutato. Imporre le soluzioni pensate in tutt’altro contesto appena un anno prima comportava una notevole forzatura rivelando l’estrema fragilità dell’architettura di pace. Di questo in certa misura aveva già percezione Nitti quando ricordava: “la riunione di Sanremo non poteva avvenire in condizioni più difficili: né programmi e idee più opposti potevano trovarsi in conflitto” (Nitti, 1947, 365).
La Conferenza di Sanremo, riuscì comunque a dare soluzione, “anche se cattive”, come si era auspicato Nitti in apertura. La strada per il trattato di pace con la Turchia era aperta e, secondo i piani, avrebbe portato nuovamente a Parigi per la conclusione, la firma con la delegazione del sultano e Faysal.
Tuttavia, essa non era riuscita a cogliere quel fermo immagine definitivo della pacificazione del Mediterraneo orientale. “Non credo alla fine della Turchia”, avrebbe commentato Nitti a proposito delle durissime clausole del trattato, “i turchi cacciati dall’Europa, dove soltanto un piccolo lembo di terra sarebbe rimasto loro, non avrebbero potuto che ridursi tra le montagne dell’Anatolia dove ciò che rimaneva loro di meglio era proprio il vilayet di Smirne. […] la Grecia poteva avere appoggi ma la Turchia aveva per sé l’esasperazione di un popolo esaltato dal dolore e coraggioso […] l’insurrezione si sarebbe trasformata in una crociata politico religiosa”. (Nitti 1947, 371).
Il volto del Medio Oriente contemporaneo incominciava a configurarsi ma solo in minima misura questo rifletteva le intenzioni iniziali della Conferenza di pace (Antonius 1965; Fromkin 1979)
Alla conclusione della guerra greco- turca, nel 1922, l’impressione di un Mediterraneo sfuggito al controllo dei vincitori fu confermata dalla pace che metteva fine alla contesa con il nuovo trattato di Losanna. Si trattava, come è noto, della prima opera di revisionismo coronata da successo capovolgendo interamente i termini del draconiano trattato di Sèvres. A spese di una Grecia ridimensionata nel territorio e nelle aspirazioni nasceva la Turchia moderna.
Martedì 28 aprile ore 16.30 Omaggio ad Eugenio Scalfari “Da Roma a Sanremo sulle tracce di Eugenio Scalfari.” Partecipa il Vice direttore di Repubblica Carlo Bonino. Evento creato in collaborazione con il quotidiano Repubblica, nel 50esimo dalla fondazione, il Liceo Cassini di Sanremo e il Liceo Mamiani di Roma.
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