MONSIGNORE FRANCESCO EMANUELLI VESCOVO DI ALES-TERRALBA

IL PONENTE LIGURE E LA SARDEGNA TERRE DI MARE ACCUMUNATE DA STORIA CULTURA E RELIGIONE

LA STORIA DI MONSIGNOR FRANCESCO EMANUELLI IN OCCASIONE DEL 160°ANNIVERSARIO DELLA NASCITA ( 1863-2023)

Francesco Emanuelli nacque nel Borgo di Andagna, nel Comune di Molini di Triora il 5 ottobre 1863 da G. Battista Emanuelli e da Maddalena Bellone, proprietari terrieri e ferventi cristiani.

Egli è stato battezzato dallo zio Parroco, Don Pietro Emanuelli. Ultimo di otto figli. Gli furono fratelli: Vincenzo, Antonio, Albina, Bianca, Vittorio, Luigi e Pier Domenico. Di carattere bonario, loquace, aperto, volentieri s’intratteneva con i contadini di ritorno dai campi. Raggiunta l’età scolastica frequentò la scuola del luogo, il primo maestro fu Don Secondo Emanuelli, giovane sacerdote che conseguiva la patente di scuola normale. Completò le scuole elementari in Molini di Triora sotto la guida del maestro Antonio Lantrua. All’età di otto anni ricevette la Cresima dal Vescovo di Cuneo, Monsignore Formica. Nel paese non esistevano scuole superiori e quindi proseguì gli studi a Taggia sotto la direzione di Padre Agostino dei Cappuccini e dei Professori Padre Porcella e Padre Carlo Cagnazzi. Terminato il corso ginnasiale, andò a studiare umanità per tre anni presso i Padri Scolopi in Carcare.

Nel mese di ottobre del 1880, sentendosi attratto dalla vita ecclesiastica, a soli 17 anni entrò in Seminario a Ventimiglia per lo studio della Filosofia e della Teologia. La vita regolamentata del Seminario, la serietà degli studi non allarmarono il seminarista che, per indole mite e carattere aperto, trovò nei compagni e nei superiori, dei fratelli.

Il quel tempo reggeva il Seminario il Canonico Vigna di ferma fede e grande sapere. Il 19 dicembre 1885, nella Cattedrale, dalle mani del Monsignore Reggio ricevette la Prima Tonsula, l’Ostariato ed il Lettorato.

Due anni dopo il 24 settembre 1887 fu nominato Sub-diacono da Monsignore Reggio ed il 2 ottobre 1887 ricevette il Diaconato nella Cappella del Palazzo Vescovile. Testimoni: il Can. Professore Galliani ed il Can. Davi. Don Francesco esercitò gli ordini in Andagna nel mese di ottobre durante la solenne Messa nella festa degli Angeli Custodi ed in Pigna, presso il fratello Luigi, in occasione della Patronale, fece il primo discorso pubblico dal tema: “Gli angeli nostri custodi”.

Il 15 ottobre 1887 il cerimoniere vescovile gli rilasciò l’ attestato di ottima capacità e conoscenze liturgiche.

Il 16 ottobre nella Cattedrale venne consacrato Sacerdote. Gli ordinanti : Domenico Orengo, G.B. Rollando, Giovanni Battaro e Massimo Maracci.

PARROCO A CARNINO

Il Vescovo Reggio con Bolla del 26 ottobre 1887 assegnò a Don Francesco la Parrocchia di Carnino, Villaggio montano, circondato da impressionanti massicci rocciosi, con una popolazione di duecentosessanta abitanti. La pastorizia occupava l’intero arco dell’anno. Mancavano strade, botteghe, la scuola consisteva in poche ore di Catechismo. Il 1° ottobre 1888, da Andagna dove si trova in convalescenza, Don Francesco sottoscriveva la rinunzia alla Parrocchia di Carnino. Una rinunzia meditata, sofferta e consigliata dal medico curante.

FRANCESCO MAESTRO ELEMENTARE

Le cure, l’ambiente e la presenza di mamma Margherita riportarono Don Francesco a migliore salute. In attesa della sua nuova destinazione si presentò agli esami da maestro elementare. Il 4 agosto 1892 ottenne la patente di primo grado dal Consiglio Scolastico di Porto Maurizio. Il 4 settembre del 1893 quella di grado superiore dal Provveditorato agli studi della Provincia di Genova.

PROFESSORE IN SEMINARIO

Monsignore Tommaso Reggio convinto delle doti di comunicabilità, in occasione del rinnovo del corpo insegnante del Seminario di Ventimiglia, lo chiamò e lo incaricò all’insegnamento del Greco e della Matematica, all’insegnamento della lingua italiana e della storia.

PRETE IN GENOVA

Nella mente di Don Francesco da tempo vi era il desiderio di proseguire lo studio a Roma. Una Laurea in Diritto ed in Sacra Teologia avrebbe dato lustro alla sua persona, al Seminario ed alla Diocesi. Nel 1892 la Diocesi di Ventimiglia si rese vacante per l’elezione del Vescovo Reggio alla Cattedra di San Siro a Genova.

Don Francesco colse l’occasione di recarsi al servizio della Parrocchia di San Francesco ad Albaro. Dove era Parroco il Padre Pietro Balestra dei minori Conventuali, nativo di Molini di Triora, buon amico della famiglia Emanuelli. Ad Albaro Don Francesco esplicava ogni attività: predicazione, confessioni, incontri culturali. Padre Balestra ne apprezzò le virtù e l’instancabile attività. Nacque tra i due una fratellanza per tutta la vita nella preghiera e nel lavoro.

DON FRANCESCO EMANUELLI STUDENTE A ROMA

Nel 1892, Monsignore Ambrogio Daffra viene al Vescovado di Ventimiglia quale Rettore del Seminario di Tortona, aveva avuto occasione di conoscere Don Francesco Emanuelli, Curato in Albaro e quando Don Francesco espresse il desiderio degli studi a Roma,Daffra concesse le carte curiali e l’Eseatur.

A Roma per quattro anni visse presso l’Istituto delle suore di Sant’Anna . Presente ad ogni turno di esami. Il Collegio dell’Apollinaire è diretto dai Padri Domenicani. Illustri Professori insegnanti di Diritto Canonico e Romano.

Il 15 maggio fu licenziato con Diploma di Laurea in utroque.

Emanuelli comunicò al Vescovo di Ventimiglia Daffra il buon esito nel riscontro lui le accennò ad un eventuale e prossima Cattedra di Diritto presso il Seminario Diocesano.

SEGRETARIO VESCOVILE

Don Francesco visse a Roma per un meritato riposo dopo il conseguimento della laurea, mentre Don Balestra Parroco di Albaro fu nominato Vescovo di Acqui.

Don Balestra, in considerazione della fraterna amicizia con Don Francesco lo chiamò presso Acqui e lo nominò segretario e consulente. Ad Acqui, Don Francesco trascorse quattro anni di dedizione e di praticità, ma spesso con alternarsi indisposizioni fisiche. Il clima non si confaceva a Don Francesco, pur accusando malore, non si sottraeva ai molti impegni. Il 1901 Monsignore Balestra fu trasferito all’Arcivescovado di Cagliari. Sarà segretario a Cagliari.

SEGRETARIO PRESIDE DEL SEMINARIO DI CAGLIARI

Don Francesco EMANUELLI venne nominato Preside del Seminario di Cagliari, imponendo al corpo insegnante chiarezza di intenti e metodi pedagogici avanzati.

Poi fu incluso tra il Collegio Teologico Cagliaritano e per riconosciute doti, ebbe il titolo di Dottore Teologale.

Fondò la scuola di canto gregoriano, creò un bellissimo teatrino riccamente ornato e fornito di splendidi vestiti per gli attori e per gli alunni, insieme alla ricreazione, perché trovassero il modo di esercitarsi nell’arte della recita e nella palestra musicale.

Fu un organizzatore, affrontando ingenti spese poté fare anche il restauro materiale del Seminario di Cagliari con pavimenti di marmo, ampia scala anch’essa di pregiato marmo, nuove pitture e decorazioni in tutte le sale e corridoi.

PROTONOTARIO APOSTOLICO

L’attività e le opere del Rettore non restarono occulte al Pontefice Pio X . Il 1906 lo nominò suo Prelato Domestico. Due anni dopo, il 1908 con Decreto, lo elevò alla dignità di Protonotario Apostolico. Monsignore Emanuelli si impegnò nel campo dell’Azione Cattolica, partecipando a Congressi regionali, interregionali ed internazionali. Nel mese di settembre del 1910, si recò in Svizzera alla Settimana Sociale di Friburgo. Il quella località fu raggiunto dal Decreto della Sacra Congregazione Concisteriale del 29 agosto da cui apprese la nomina a Vescovo della Diocesi di Ales e Terralba.

VESCOVO DI ALES E TERRALBA

La notizia della nomina si diffuse in Cagliari e Ventimiglia. Il Vescovo Ambrogio Daffra della Diocesi di Ventimiglia ne gioì e informò la Diocesi di Cagliari , che la consacrazione si sarebbe fatta nella Cattedrale di Ventimiglia. Contro il desiderio del Vescovo Ambrogio Daffra si opposero varie ipotesi ,per cui egli dovette accettare che la consacrazione si svolgesse in Cagliari. L’avanzata età, il lungo e faticoso viaggio furono le principali cause di impedimento. Una rappresentanza del Clero ventimigliese si recò a Cagliari per presenziare e portare in dono di riconoscenza una bellissima croce pettorale in oro a forma di croce latina in cesello e rilievo con catena, opera di antica Ditta genovese. Il 12 gennaio 1911 è consacrato nella Chiesa di Sant’Anna a Cagliari.

Sono consacranti l’Arcivescovo Balestra, Monsignore Canepa, Vescovo di Nuoro e Monsignore Vinati, Vescovo di Bosa. Presenzia il Vescovo di Ogliastra, Monsignore Virgilio, il capitolo cagliaritano, una rappresentanza dei canonici di Ales ed i chierici del Seminario di Ales.

Nel frattempo, seguì la prassi canonica e inviò al clero ed al capitolo lettura di elezione il cui contenuto preannunziava il futuro lavoro pastorale. Il 15 marzo per Procura nella persona del Can. Piano prese possesso della Diocesi di Ales-Terralba .

Dieci giorni dopo, il 25 marzo 1911, fece l’ingresso solenne tra l’entusiasmo della popolazione, che lo ossequiavano al suo passare dalla stazione ferroviaria di San Gavino sino alla Diocesi di Ales. Il giorno seguente il Primo Pontificale assistito dal capitolo della Cattedrale.

IL VESCOVO AL LAVORO

Lo stemma scelto reca in campo azzurro un braccio magliato di guerriero che impugna in alto una spada. Traversano lateralmente tre bande in oro, legate dalla lettera maiuscola E. In alto due stelle: una banda bianca reca il motto “Nobiscum Deus”

il motto fu una scelta consapevole che la Legge di Dio sopravanza alla forza del braccio armato ed alla severità delle Legge. E’ un braccio duro e la mente in Dio iniziò la sua missione che con l’aiuto di Dio, durò trentasei anni. Fu la più lunga reggenza in tutta la storia della Diocesi di Ales – Terralba.

Merita riportare una pagina di Monsignore Pirastru: “Le lodi e i precedenti meriti di Monsignore Francesco Emanuelli facevano già prevedere grandi miglioramenti delle condizioni della nostra Diocesi, la quale, sebbene assai fiorente per pratica di vita cristiana e di religione del buon popolo, tuttavia riguardo all’amministrazione degli interessi materiali aveva bisogno di opportuno risanamento”.

Nel 1913 fece a nuovo i marmi ed i pavimenti del decrepito Seminario. Nel 1916 volle ricostruire un’ampia scala in marmo e nuove costruzioni e terrazzi. Fece a nuovo il tetto e varie camere. Nel 1928 ordinò importanti restauri alla cupola, alla facciata e alle torri della Cattedrale. Inoltre venne livellato il piazzale antistante e dove sorgeva la nuova canonica, costruita per la munificenza del Papa Pio XI. Rese la Curia più agevole ed accogliente.

Ordinò il materiale storico in capaci scaffali e li selezionò con oculatezza e capacità di un archivista. L’antica Contadoria che sarà nominata Ufficio Amministrativo Diocesano, verrà ordinata in ogni suo comparto e ne farà tenere oculata amministrazione.

Indirizzò il capitolo a maggiore attività: riviste le prolisse Costituzioni capitolari, ancora manoscritte, e fattone una sintesi la fece stampare nel 1916. Imposta regolare contabilità nei libri dello stesso e ne pretese annualmente la revisione e l’approvazione. Affezionato al Clero, ottenne dalla Santa Sede la concessione di insegne onorifiche ai componenti il Capitolo ed ai Vicari Foranei. Consigliava i suoi preti, li comprendeva, viveva da povero per aiutarli e ne condivideva le preoccupazioni. Le condizioni finanziarie ed abitative di molti erano all’ultimo grado. Nelle visite ufficiali e più in quelle private ne sentiva e ricercava i bisogni, consapevole che non di sole parole ed esortazioni vivevano i suoi preti. Nel possibile copriva con rinunzie personali ed animo generoso ai ripari. Desiderava per ognuno un tetto , un letto ed un servizio. Una nota della Curia riporta: “Diede una casa canonica nuova a 33 Parrocchie comprese tre case canoniche piccole di tre o quattro vani”. “Vescovo, dunque padre, costruttore e consacratore. Consacrò ex novo le tre chiese in Ales, l’Altare maggiore nella Cattedrale ed i Lunamatrona la chiesa dedicata a San Sebastiano”. Ai sacerdoti, ai fedeli consigliava il rispetto verso i morti e spesso, lamentava le condizioni di abbandono o di incuria in cui erano lasciati i cimiteri. Del problema rese note alle Autorità richiamandole ai loro doveri civici. Benedì ventidue cimiteri. Fu presente in ogni occasione anche quando impegni di maggiore spessore lo vorrebbero in sede.Ebbe particolare attenzione per la formazione dei bimbi. In venticinque anni, diede impulso ed aiuti finanziari per la costruzione di dieci asili infantili. Li affidò alle suore del Cottolengo, a quelle di San Giuseppe e di Maria Ausiliatrice. Sorsero due ricoveri di mendicità e la Piccola casa del Cottolengo in Lunamatrona ed in Arbus, che affidò alla cura di pie persone.

NEL SOCIALE

Nello Stemma volle la scritta: “Nobiscum Deus”.

E Dio fu l’ispiratore nel vedere e condurre a termine le opere materiali, che intraprese per il bene spirituale dei figli. Nel 1915, sconvolto per l’abbandono spirituale delle famiglie degli operai impiegati nelle miniere di Ingurtosu e Arbus, ideò ed iniziò, anche se in clima di guerra, la costruzione di una chiesa nelle vicinanze della miniera.

Lord Brassey e Hayte, proprietari e direttore della miniera, quantunque di fede protestante, non opposero divieti ma si dichiararono pronti ad ogni aiuto materiale. Si iniziarono i lavori. Monsignore Francesco Emanuelli ottenne dal Papa Pio X l’offerta di ventimila lire che, consegnata all’ingegnere Pavan, per il completamento della costruzione della chiesa e la torre campanara. Il 2 maggio si recò a Ingurtosu, visitò la miniera e la chiesa ancora sprovvista dell’altare. Celebrò la messa su un ‘altare di legno, si presero accordi ed il 21 maggio 1916 benedì ed inaugurò la nuova chiesa sotto il titolo di Santa Barbara, Patrona dei minatori.

La familiarità con Lord Brassey e la stima che sempre ne dimostrò rivelarono il lato caratteristico della sua diplomazia.

Fu diplomatico sempre, ma non arrendevole. Seppe vivere con i tempi. Scrisse a tale proposito, Monsignore Abramo Atzori, storiografo della Diocesi di Ales “Nella scura vicenda che va dal 1925 al 1943 seppe tenersi nella saggia autonomia dell’uomo di Chiesa, che non soltanto non si faceva coinvolgere nel disordine dell’autorismo dominante ma che, in piena libertà, affrontava situazioni di personale rischio ed impopolarità. E’ risaputo, infatti, che egli non era nelle simpatie dei gerarchi provinciali e locali, dinanzi ai quali, non infrequentemente appariva severo contestatore della libertà dei suoi sacerdoti e della religiosità delle popolazioni. Per questo, era stimato dall’umile gente che, in lui apprezzava l’uomo dalla serenità di stile, della sincera religiosità, della schietta dirittura morale e dell’indomita finezza del carattere. Particolare linea di sua personalità la facile socialità con gli umili, le preoccupazioni dei poveri e degli infermi, la difesa della giustizia a tutti i livelli, l’interessamento per la classe operaia. Fu eminentemente religioso e pio, come si conveniva ad un Vescovo sollecito degli altri, visse da persona povera e morì povero lasciando dei benefici materiali per i suoi successori.”

IL PALAZZO VESCOVILE

Monsignore Francesco Emanuelli visse povero, umiliò la sua persona e spesso, non ebbe né diede al corpo la necessaria nutrizione. A monte di tutto non fu solo personale penitenza ma fu necessità di risparmio per fare fronte ai due grossi problemi della Diocesi, l’Episcopio e la casa di villeggiatura di Villacidro.

Scriveva nella lettera pastorale del suo venticinquesimo di episcopato: ” Tre preoccupazioni mi rimasero fisse nella mente sino dall’inizio e per di più senza un raggio di speranza di potermelo togliere presto o almeno in un determinato tempo, dovevano darmi tanto da pensare e tanto da fare che assorbirono la maggior parte delle mie occupazioni. Voglio dire la sistemazione di palazzo di Villacidro e dell’Episcopio”.

Costretto, dal giorno del suo ingresso a vivere in due camere del Seminario, cominciò a pensare e ad indicare alla Diocesi ed alle Autorità civili il problema. Colloquiò sul tema con le Autorità locali, istituì due Comitati, scrisse lettere a Cagliari ed a Roma, stilò appelli alla Prefettura ed ai vari Ministeri. Poiché per le lentezze burocratiche si doveva attendere, ordinò due progetti ed uno ne scelse. Fece demolire il distrutto Episcopio, situato in un incantevole posizione, e poi lo fece ricostruire su tre piani, con la cappella ed altare in marmo, tre spaziosi locali che, in futuro, avrebbe destinato agli uffici della Curia.

Mons. Emanuelli nel 1939 trasferì a Villacidro le prime classi dei seminaristi nel palazzo che fu dimora dei marchesi di Villacidro ristrutturato e dotato di ogni conforto, e dove i seminaristi a partire dal 1936 soggiornavano annualmente per circa un mese. Alla fine del 1943 tutte le classi vennero trasferite in quel palazzo.

IL VESCOVO ED IL CLERO

Verso il suo Clero ebbe due occhi: quello di padre e quello del Vescovo, responsabile. Amò ogni sacerdote, con prudenza cercò di conoscerne gli animi, si sforzò di individuarne le necessità corporali ed il modo di vivere di ognuno. Fu prudente nel risolvere delicate situazioni, raramente fece uso della chiamata individuale ma abituò i sacerdoti alla frequenza dei colloquio con il proprio Vescovo.

Frequentò le parrocchie, anche le più lontane, anche quando doveva compiere lunghi viaggi per rendere solenni con la sua presenza le funzioni del culto o le celebrazioni patriottiche. Anche se privo di doti oratorie, in tutte le occasioni il suo dire era sereno e l’esortazione fervida in affetto. In trentasei anni di episcopato compì sei cicli di visite Pastorali. Con grande pregiudizio della salute, ebbe a subire, nel febbraio del 1929, un grande colpo a tal punto che colpito per i rigori del freddo e del lavoro, dal 5 al 12 febbraio fece trepidare tutto il Clero per la minaccia che pendette sopra la sua esistenza. Desideroso del bene e della formazione dei fedeli, nel corso delle riunioni mensili esortava il Clero a cogliere ogni minima occasione per promuovere congressi diocesani, inter -parrocchiale o pellegrinaggi ai Santuari della Diocesi della Sardegna o nel Continente. Fu sempre presente. Prese parte al pellegrinaggio a Roma in occasione dell’Anno Santo dal 18 al 24 settembre 1925, al Congresso Eucaristico di Bologna dal 4 al 15 settembre 1927. Nel maggio 1930 con un gruppo di sacerdoti diocesani è al Congresso di Cartagine, e quello di Tripoli nel 1937, a quello di Budapest nel 1938, al Congresso di Lourdes del 1914. La presenza del Vescovo e dei fedeli di Ales è numerosa anche ai Congressi regionali, al Congresso terziario Sardo ad Ales del 1921, al Congresso Eucaristico in Sassari del 1923, al Oristano il 1921, ad Ozieri il 1936. Parteciperà, con non lieve incomodo, al Congresso Diocesano di Dolceacqua. Incontrerà in nuovo Vescovo della Diocesi di Ventimiglia Agostino Rousset, il conterraneo Monsignore Moro, Vescovo di Bengasi e molti dei confratelli amici di studio. Organizzò, nell’ambito della Diocesi, Congressi e Convegni a cui si fece premura essere presente. Dagli annali si evince che Ventidue Congressi sono stati da lui voluti.

PRESSO IL SANTO PADRE

I problemi del Clero li fa presenti al Papa Pio XI e nella relazione ad Limina e di persona. Conoscitore delle condizioni miserande del Clero e delle Parrocchie non vuole tenere per sé tutto il peso . Senza timore e con una certa rozzezza contadina lancia il tutto nelle mani di Papa Pio XI. Da Ales con varie lettere al Pontefice ricorda il da farsi e tutta l’urgenza che rivestono alcuni problemi. Non si può ed “io da solo posso nulla o poco, mia amatissima Santità”. Non intende che il suo sia solo un lamento. Scrive ai Parroci, si fa insistente presso le Autorità locali e presso i Ministeri in Roma. Scriverà: infine il mio grato pensiero si volge alle trentasei nuove case canoniche, che la munificenza regale del Sommo Pontefice Pio XI ha fatto erigere o restaurare nella nostra Diocesi”

VESCOVO DI PREGHIERA

Se si sforzò di costruire, con la parola e con l’esempio cercò di rinnovare gli animi. Era suo ripetere che le parole passano ma l’esempio muove e lascia un frutto. Con assiduità, partecipò alle funzioni del Capitolo ed a quelle parrocchiali della Cattedrale. E’ stato scritto a tale proposito: “faceva lunghe ore di adorazione al Santissimo Sacramento, recitava il divino ufficio meditandone le singole parole, celebrava Messa con grande posatezza, accompagnandola di lunga preparazione e di lungo ringraziamento: si confessava con esemplare frequenza ed interveniva ogni anno agli esercizi spirituali”.

Desiderava che i suoi Sacerdoti imparassero a vivere la sua spiritualità. Ordinò i riti mensili: incontrò delusione ma insistette con tutta carità. Si legge: “Avrebbe avuto certamente maggiore successo e frutti se noi Sacerdoti avessimo saputo meglio coadiuvarlo. Alle nostre deficienze ed anche a qualche nostra offesa egli sapeva paternamente perdonare”.

Monsignore Francesco Emanuelli vedeva nella celebrazione del Sinodo Diocesano un avvenimento di riforma e di mezzo propulsore ad una profonda riforma spirituale. Non riuscì a celebrarlo. Non fu incapacità e tantomeno negligenza. Teneva presso di sé il Codice delle Leggi Diocesane; di volta in volta lo aggiornava, lo correggeva, lo fece dattilografare per darlo alle stampe. Scoppiò la guerra e sopravvennero mille ostacoli.

VERSO IL TRAMONTO

La lunga giornata lavorativa si chiuse nel 1945. In considerazione dell’età e della salute, la Santa Sede gli nominò un Amministratore Apostolico, sede plena, nella persona dell’Arcivescovo di Oristano prima e del Vescovo di Iglesias poi. Trascorse ancora due anni nel palazzo vescovile, anni umili e silenziosi. L’instancabile attività fisica ed intellettuale, i sempre crescenti problemi, l’età avanzata e la povertà scelta come metodo di vita lentamente snervarono la sua fibra di montanaro. Con il progredire dei giorni, si trovò in profonda amarezza. Le drammatiche situazioni di molte Parrocchie, i molti morti, i poveri in crescente numero, causa la guerra, fecero pressione sul suo animo. Dopo la di lui morte vennero ritrovate alcune lettere in cui dà sfogo al dolore ed alle lacrime. Le energie declinarono. Perse la lucentezza di pensiero e lentamente, la mente svanì; non perse l’amore alla preghiera. Celebrava Messa tutti i giorni fino al mese di luglio. Poi non poté più. Nella sua camera riceveva ogni giorno la Comunione e quella del 5 ottobre 1947 fu il suo viatico. Il 7 ottobre ricevette, con piena conoscenza, l’Estrema Unzione e l’Indulgenza Papale. Ultime sue parole: “Tanti ringraziamenti. Agimus tibi gratias, omnipotens Deus”. Si accasciò sul letto. Entrò in agonia. Il venerdì del 10 ottobre 1947. festa della maternità di Maria, cessò di vivere. Erano le ore 21.30. Aveva ottantaquattro anni.

L’EREDITA’

Visse da povero, morì povero. Unica eredità lasciata fu l’esempio alla preghiera. Scrive Monsignore Pirastru: “Pregava davvero sine intermissione e per il suo Clero, per il suo popolo, per la sua Diocesi. Si vedeva costantemente con il Rosario tra le mani: faceva pregare i Seminaristi, pregava lui insieme con loro e voleva che si pregasse bene, pronunziando spiccatamente le parole e le sillabe, a costo di impiegare molto tempo, perché diceva “Il tempo della preghiera non è mai speso male e non mai abbastanza lungo”. Rosario, Angelus, cinque Pater il Venerdì, Il “Ricordatevi” le tre giaculatorie, il De profundis erano oggetto di una sua scrupolosa premura a non tralasciarsi mai.

LA SEPOLTURA

Venne , dopo solenne liturgia funebre nel cimitero pubblico di Ales città Vescovile. A trent’anni dalla morte per il continuato ricordo poterono avverarsi le parole del Vescovo Parastru: “Non dimenticando voi l’imponente accompagnamento della sua salma alla tomba racconterete tutto ai vostri figli, ai vostri nipoti e l’opera di carità che egli volle verso le spoglie dei suoi predecessori”. Monsignore Francesco Emanuelli nel 1928 si era premurato che i resti mortali dei suoi predecessori , Monsignore Vargiu e Monsignore Garau, dal cimitero comune venissero trasferite nella Cattedrale di Ales.

La Diocesi volle rendere debita ricompensa. Il 25 marzo 1977 i resti mortali di Monsignore Emanuelli con solenne partecipazione della città e della Diocesi, trovarono onorate sede nel Presbiterio della Cattedrale.

Una lapide ricorda ai posteri il Vescovo Pastore, amico, amministratore. Aveva egli proclamato ai fedeli il pensiero dell’Apostolo Paolo. “Abbiate ricordo di coloro che vi erano stati preposti come guida e che vi hanno annunziato la Parola di Dio, considerando attentamente la loro vita, imitandone la testimonianza di fede”.

NOTE DELLE FONTI:

Il testo è liberamente tratto dalle dispense di Don Nino Allaria Olivieri (Archivista).

Documentazione fotografica tratta dal libro di Mons. Abramo Atzori “Quaderni di Nuovo Cammino” di proprietà della Diocesi Ales-Terralba.

di Gesuino Collu