I CONCERTI DELL’ORCHESTRA SINFONICA DI SANREMO

Anche questa settimana sono due i concerti proposti dalla Fondazione Orchestra Sinfonica
di Sanremo al suo sempre più numeroso e attento pubblico.
Il primo – giovedì 2 novembre alle 21.00 alla Chiesa di S. Stefano – sarà dedicato al
Requiem in Re minore K. 626 per Soli, Coro e Orchestra di Wolfgang Amadeus Mozart.
Un’opera circondata da un alone di mistero… Nel luglio 1791 si presentò a Mozart un uomo
vestito di nero che gli commissionò la stesura di un Requiem, corrispondendogli un lauto
anticipo, indicando quale unica condizione quella di non ricercare l’identità del committente.
Si trattava di un nobile prematuramente vedovo e mediocre musicista, il conte Walsegg, che
intendeva eseguire l’opera nella ricorrenza della scomparsa della consorte, attribuendosene
la paternità. Il compositore attese diversi mesi prima di mettere mano alla partitura. Quando
lo fece, ad ottobre e novembre, il suo precario stato di salute lo portò ad affermare di
comporre l’opera per se stesso.
Il Requiem è un’opera incompiuta. Il 18 novembre 1791 Mozart ebbe un malore, dovette
mettersi a letto e non poté continuare a scrivere la partitura. Riuscì però a dare alcune
indicazioni all’allievo Franz Xavier Süssmayr, che portò a termine il lavoro (con la
collaborazione di altri due allievi di Mozart: Joseph Eybler e Franz Jacob Freystädtler),
aggiungendo anche parti completamente di suo pugno. Alla morte del compositore, il 5
dicembre, la vedova Constanze, in difficili condizioni economiche, fatta ultimare la partitura
la consegnò al committente per ricevere il giusto compenso, senza rivelare l’apporto di mani
diverse da quelle del marito.
Per far apparire l’opera completamente mozartiana e permettere a Costanze di ottenere il
compenso, Süssmayr non si limitò a completare le parti mancanti nello stile del Maestro, ma
ne contraffece la firma. Il falso fu smascherato facilmente dopo poco tempo, ma Costanze
ottenne comunque dal conte Walsegg il denaro pattuito alla consegna del manoscritto.
Il Requiem fu eseguito la prima volta a Vienna nel 1793.
Alla direzione del concerto – ad ingresso gratuito – di giovedì 02 novembre il M° Giancarlo De Lorenzo.
Prenderanno parte alla serata i vincitori del Concorso Lirico Internazionale “Anita
Cerquetti”
e il Coro Filharmonia (https://www.italiacori.it/coro-filharmonia-sanremo).
Sabato 4 novembre alle 18.45 al Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo l’Orchestra
Sinfonica di Sanremo – diretta dal M° Jan Milosz Zarzycki – si misurerà con altre due
composizioni di Mozart.
La prima – Concerto per pianoforte n. 27 in si bemolle maggiore, K 595 – rappresenta la
sua ultima opera per fortepiano (antenato del pianoforte) scritta nel 1791.
In quel periodo Mozart aveva diradato i concerti per dedicarsi al teatro e la sua popolarità
come pianista era in declino. Il Concerto K.595 fu eseguito durante un’Accademia (concerto
a pagamento) in cui il protagonista era il clarinettista boemo Joseph Beer, in secondo piano
“la signora Lange”, cantante e, solo al terzo posto nella “locandina”, si nominava il “maestro
di cappella Mozart”. Pare che il locale in cui si tenne il concerto non fosse molto grande
perciò l’orchestra doveva essere ridotta. Mancano per questo trombe, clarinetti e timpani e
anche la durata del Concerto è inferiore al consueto. Ciò non impedì a Mozart di creare una
pagina di incantevole bellezza.

Con l’orchestra, per questa esecuzione, Gianluca Luisi, considerato dalla critica
internazionale uno dei migliori pianisti italiani del nostro tempo.
La seconda composizione è la Sinfonia n. 35 K. 319 in Si bemolle maggiore composta da
Mozart a Salisburgo nell’estate del 1779. In origine la Sinfonia era in tre soli movimenti,
secondo lo schema dell’ouverture all’italiana consueto alla corte vescovile. Nel 1782 fu
aggiunto il Minuetto, portando a quattro i movimenti, in omaggio allo stile sinfonico della
scuola viennese.
Programma completo e biglietti su:
https://www.sinfonicasanremo2.it/prenotazioni/negozio/lultimo-concerto-per-pianoforte-e-la-p
rima-sinfonia-della-maturita-viennese/

La redazione