RISPOSTA DELL’AMMINISTRAZIONE CIMIOTTI SUL “COMPENDIO BYBLOS”
Negli ultimi giorni la minoranza sta tentando di trasformare una normale attività di governo del territorio in un film dell’orrore fatto di “mostri”, “deserti” e complotti.
È un copione logoro: chi ha costruito per anni i problemi di Ospedaletti oggi finge di cadere dal pero e prova a scaricare tutto su chi è stato eletto per rimettere ordine.
La trasformazione del Byblos in struttura alberghiera non nasce con questa amministrazione.
È il risultato di scelte politiche molto precise, assunte oltre vent’anni fa e poi più volte confermate. In tutte quelle occasioni, in Consiglio Comunale sedevano gli stessi esponenti che oggi compongono la lista di minoranza, insieme all’attuale gestore del Byblos, allora consigliere comunale favorevole a quella trasformazione.
Oggi le stesse persone che hanno scritto e votato quelle scelte provano a vendersi come “resistenza civica” contro un progetto che loro stessi hanno reso possibile.
Questo non è un semplice cambio di idea: è un tentativo deliberato di ingannare i cittadini, cancellando vent’anni di storia amministrativa e sperando che nessuno vada a rileggersi le delibere.
La minoranza ci accusa di trattare un piano urbanistico approvato nel 2002 come un “obbligo inderogabile”, come se fossimo noi ad averlo voluto e scritto.
La verità è semplice: quegli strumenti urbanistici – approvati e confermati dalle amministrazioni di cui la minoranza faceva parte – stabiliscono che, se il Compendio viene trasformato, deve diventare albergo secondo regole precise.
Il compito dell’Amministrazione attuale non è fingere che quella cornice non esista, ma decidere se e come attuarla in modo serio, trasparente e sostenibile.
Noi abbiamo scelto di affrontare il problema, non di nasconderlo sotto il tappeto: abbiamo ricevuto tre proposte da promotori privati, abbiamo fissato criteri chiari di valutazione, abbiamo riportato dentro regole e responsabilità, un processo che per anni è stato tenuto in un limbo utile solo a promettere tutto a tutti senza mai decidere nulla.
Chi oggi parla di “equilibrismi politici” dimentica che il vero equilibrismo, per anni, è stato proprio il loro: tenere aperta ogni porta, non chiuderne nessuna, non assumersi mai la responsabilità dell’attuazione concreta di ciò che loro stessi avevano pianificato.
Sulla vicenda del contratto di locazione del Byblos è in corso una vera e propria sceneggiata.
Si insinua che il Comune avrebbe “cacciato” un’azienda sana per chissà quali interessi, omettendo tre verità elementari:
- Un ente pubblico non può prorogare all’infinito un contratto in scadenza senza una nuova procedura di evidenza pubblica, se non vuole regalare contenziosi e rilievi alla Corte dei Conti.
- La disdetta non è un capriccio del Sindaco: è stata inizialmente proposta dallo stesso gestore ed è stata comunque oggetto di confronto. Quindi, la tesi che la scadenza al 2028 sia “illegittima” è falsa per due motivi semplici: il contratto non dà un diritto automatico a restare oltre la data del 2028 e, soprattutto, il Comune non è un privato ma un ente pubblico che non può prorogare all’infinito un bene comunale a un solo gestore senza nuova procedura trasparente.
- Proprio per evitare un trauma immediato, è stata garantita la prosecuzione dell’attività fino a una data ben precisa, dando tempo per costruire una transizione ordinata verso il nuovo assetto previsto dagli strumenti urbanistici.
Chi oggi invoca “proroghe facili” e “soluzioni tampone” sa benissimo che sta chiedendo, in sostanza, di piegare o aggirare le regole sugli appalti e sulle concessioni, scaricando poi sui cittadini il costo di eventuali ricorsi e responsabilità contabili.
Difendere davvero l’interesse pubblico non significa strappare qualche mese in più di tranquillità apparente: significa rispettare le leggi, anche quando è scomodo e meno redditizio sul piano elettorale.
Sul tema dei lavoratori del Byblos si è superato il limite della decenza politica.
La minoranza è arrivata a diffondere la menzogna che il Comune avrebbe promesso di “pagare gli stipendi” durante il fermo lavori, pur sapendo che una simile affermazione non esiste in nessun atto.
La realtà è questa:
-Non esiste alcun impegno del Comune a pagare direttamente gli stipendi.
-Per la prima volta, è stato imposto a ogni promotore di presentare un piano dettagliato di continuità occupazionale, comprensivo del periodo di fermo lavori, con copertura economica nel proprio piano finanziario.
-La tutela del lavoro è stata resa un criterio vincolante di valutazione dei progetti, non un accessorio da campagna elettorale.
Chi oggi pontifica che “gli stipendi si pagano con i fatturati, non con le lettere di intenti” dovrebbe spiegare perché, quando governava, non ha mai preteso da nessuno piani occupazionali seri, garanzie, strumenti concreti di tutela per i lavoratori.
Noi abbiamo scelto la strada più difficile ma più onesta: obbligare chi vuole investire a farsi carico anche del destino di chi oggi lavora al Byblos, non usare i lavoratori come bandiera da sventolare a seconda della convenienza del momento.
Quando la minoranza parla di “ferita aperta del porto” e paventa un “secondo deserto” con il Byblos, omette accuratamente il fatto fondamentale: il porto incompiuto è il prodotto diretto delle scelte politiche e tecniche delle amministrazioni precedenti, non di quella attuale.
Il cosiddetto “eco mostro” sul mare nasce molti anni prima dell’elezione dell’attuale Sindaco:
l’amministrazione in carica ha trovato un cantiere abbandonato, un danno paesaggistico evidente e “ UN MARE” di contenziosi gravosi e si è messa a ripulire l’area e a portare in Consiglio un nuovo progetto, assumendosi responsabilità che altri hanno scaricato su chi è venuto dopo.
Su Villa Sultana la storia è identica:
il carico edificatorio sproporzionato nel parco e l’albergo sul retro non sono frutto di questa giunta, ma di previsioni urbanistiche approvate e prorogate da chi oggi urla alla “speculazione” e ai “mostri edilizi”.
L’amministrazione attuale sta cercando di ridurre i danni, non di moltiplicarli.
Chi ha creato questi “monumenti” all’errore urbanistico oggi prova a presentarsi come salvatore della patria.
È un ribaltamento della realtà che offende l’intelligenza dei cittadini e serve solo a far dimenticare chi ha davvero firmato quei progetti e quelle scelte.
La minoranza si lamenta perché il Sindaco ricorderebbe “vicende personali” e farebbe “attacchi ad personam”.
Mettiamo ordine: quando si ricordano nomi, ruoli e voti in Consiglio, non si sta parlando della vita privata di nessuno, ma di atti pubblici.
Ricordare che l’attuale gestore del Byblos era consigliere comunale quando fu approvata la trasformazione, e che votò a favore, non è gossip: è cronaca politica.
Ricordare che gli esponenti dell’attuale minoranza hanno votato le delibere che oggi fingono di contestare non è un attacco personale: è memoria amministrativa.
Definire “attacco personale” il semplice richiamo a delibere, verbali e scelte di governo significa chiedere ai cittadini di dimenticare vent’anni di storia del Comune.
È una richiesta di amnesia collettiva alla quale questa amministrazione non intende aderire.
L’elenco delle decisioni su cui la minoranza ha detto NO o si è astenuta è lungo: comunità energetica, nuova farmacia, porto, tennis, biblioteca, centro anziani, rigenerazione urbana, ciclabile, parcheggio coperto, esternalizzazione dell’asilo nido, trasformazione del Byblos.
Non si tratta di un progetto alternativo per la città, ma di un riflesso automatico:
dire no a tutto, a prescindere;
alimentare paure e scenari catastrofici;
non assumersi mai la responsabilità di una proposta concreta, scritta, sostenuta da numeri e da atti.
È la politica di chi vive dei problemi irrisolti: più Ospedaletti resta ferma, più chi dice sempre no può presentarsi come “voce critica”, senza mai sopportare il peso di governare davvero.
L’amministrazione in carica ha scelto una strada opposta e chiara:
-Dare attuazione, con trasparenza, alle scelte urbanistiche già assunte dalle amministrazioni precedenti, perché i piani non si cancellano con un comunicato stampa.
-Correggere, dove possibile, gli errori del passato su porto e Villa Sultana, assumendosi oneri che non sono stati creati da questa giunta ma che non si vogliono lasciare come macerie alle generazioni future.
-Fissare regole serie a tutela dei lavoratori, imponendo ai promotori piani occupazionali concreti, sostenibili e verificabili.
-Considerare il Byblos una realtà importante da mantenere e valorizzare, non da cancellare e nemmeno da tenere in ostaggio per altri vent’anni in nome della convenienza di qualcuno.
Chi ha bisogno di “mostri”, “deserti” e “svendite” per fare opposizione continuerà a usare queste parole.
Il Sindaco e l’amministrazione tutta continueranno ad invitare i cittadini a fare una cosa semplice e rivoluzionaria: venire in Comune, leggere le delibere di ieri e di oggi, vedere chi ha votato cosa e giudicare sulla base dei documenti, non della propaganda.
La redazione

