CHE COSA CI ASPETTIAMO DALLA SANITA’ PER ENTRARE CON FIDUCIA NELLA FASE 2 DI RISPOSTA AL CORONAVIRUS

La Fase 2 di risposta al Coronavirus sara’ il “convivere” con il virus nella societa’ riaperta. Ci entreremo quando la curva dei contagi avra’ continuato a scendere per un determinato periodo di tempo. Sara’ una fase di equilibrio fragile tra due obiettivi (i) riaprire e far funzionare la societa’, e (ii) evitare una nuova ondata di contagi ed emergenze, anche facilitate dalla riapertura. Dovremo tutti mantenere comportamenti prudenti, ma vorremo anche avere alcune certezze di protezione da una Sanita’ capace di reagire alla tragica esperienza della fase 1. 

La Regione Liguria e l’ASL si sono prodigati molto in questo periodo per gestire l’ondata di COVID-19. Ma i numeri della Liguria non sono numeri incoraggianti. Oggi 9 Aprile 2020, in Liguria il tasso di letalita’ per COVID-19 (numero delle persone decedute diviso per il totale di chi ha contratto l’infezione) e’ 13.3%, anche piu’ alto della media Italiana (12.6%), che e’ la piu’ alta tra tutti i paesi della pandemia.

Gli standard di riferimento per la gestione dell’epidemia a cui oggi tanti esperti guardano sono la Corea del Sud e la Germania, grandi stati democratici che registrano pur nel pieno dell’epidemia un tasso di letalita’ da COVID-19 al di sotto del 2%. Gli stessi esperti attribuiscono un ruolo chiave all’ingente numero di tamponi effettuati nei due paesi fin dall’inizio dell’epidemia, tamponi che hanno avuto il grande beneficio di identificare casi in fase iniziale, tracciare subito i contatti, isolarli, e trattarli. Inoltre la Germania aveva gia’ in partenza un numero di letti di terapia intensiva 3 volte piu’ alto dell’Italia, e non ha perso un momento nell’ampliare tale numero.

Nel muoverci verso la Fase 2, vorremmo essere rassicurati che la Regione e l’ASL stanno migliorando percorsi e strumenti per centrarne l’obiettivo — convivere con il virus, percio’ intercettare il contagio e minimizzare la letalita’.

A livello ospedaliero auspichiamo un consolidamento di quanto gia’ fatto in questo periodo epidemico: Ospedali selezionati per ricevere e trattare malati COVID-19, e in tali Ospedali una dotazione di letti di terapia intensiva e di personale sanitario che offra un margine molto ampio di accettazione in caso di una non improbabile recrudescenza del contagio.

A livello di territorio, auspichiamo percorsi ben definiti. Il medico di famiglia – dotato di tutte le necessarie protezioni personali – intercetta attivamente i casi sospetti e ordina tamponi per i sospetti e i loro contatti a rischio. I risultati dei tamponi devono essere velocizzati: piu’ di una ditta sta ottenendo le necessarie autorizzazioni per tecnologie che identificano l’RNA del virus in 45 minuti. Le persone positive che non richiedono ospedalizzazione vengono isolate, ospitandole in strutture dedicate fino a guarigione avvenuta. Evitare il contagio quasi certo di interi nuclei familiari risparmia dal contagio anche un largo raggio di societa’ fuori di casa.

La necessita’ di tali “strutture di isolamento” diminuira’ quando saranno disponibili uno o piu’ farmaci antivirali capaci di ridurre la durata e severita’ di COVID-19 e di prevenire il contagio (abbiamo farmaci di questo tipo contro i virus dell’influenza). Entro poche settimane conosceremo i risultati di una decina di trials clinici randomizzati e controllati, l’unico modo di far emergere farmaci efficaci che giustificano i rischi di effetti collaterali.

In parallelo e’ necessario lo screening sierologico nei comuni. Magari a campione, testando un numero di persone in zone che definiscono ambienti diversi nella citta’, cosi da ottenere una mappatura di zone “vergini” al virus dove le persone non hanno sviluppato anticorpi, e zone in parte immunizzate. Le prime saranno da proteggere in modo particolare, nelle seconde si potranno far ripartire piu’ speditamente attivita’ a largo raggio. Intanto, con gli stessi tests si intercetteranno anche nuovi casi da isolare. La Regione ha iniziato a fare i tests sierologici sul personale sanitario, e l’Universita’ di Genova sta lanciando l’indagine sulla popolazione ligure. Gia’ da diverse settimane ho dato la mia disponibilita’ ad aiutare nella nostra zona per accelerare i tempi.  

La chiave per la Fase 2 e’ avere un sistema, e non trincerarsi piu’ dietro la “novita’” da affrontare: oggi sappiamo piuttosto bene che cosa SARS-CoV-2 puo’ fare se lasciato libero di correre; per poter tornare a vivere e produrre dobbiamo organizzarci per intercettarlo appena si muove.

di Mara Lorenzi

9 Marzo 2020